29 Gen, 2010
Pronta per la partenza
28 Gen, 2010
Memoria Breve
28 Gen, 2010
Altri genocidi #2
Quando il Nuovo Messico, nel cui territorio i Diné hanno le loro terre ataviche, passò agli Stati Uniti, il meccanismo fu interrotto dai soldati che, essendo diventati i messicani cittadini dell’Unione, li difendevano, mentre i Diné in quanto indiani erano esclusi da questo privilegio. Non mancarono i tentativi di convivenza pacifica, nonostante le frequenti violazioni da parte dei soldati che massacravano il bestiame Diné o ne usurpavano i pascoli.
27 Gen, 2010
Altri genocidi #1
Parlare delle marce della morte, come nel preccedente messaggio con l’ampia citazione di Savina Rupel, mi fa venire in mente due simili episodi della storia dei nativi americani. In effetti, i nazisti non furono i primi a usare lo trumento delle marce forzate coe arma di sterminio, e nemmeno la morte per fame e freddo (probabilmente nemmeno gli americani furoni i primi, ovviamente).
Il primo episodio è quello che vide coinvolti i Cherokee, la Marcia delle Lacrime (Trail of Tears), il trasferimento forzato dell’intera nazione dai suoi territori tradizionali negli stati dell’est verso l’allora Territorio Indiano, che in futuro si sarebbe ridoto al semidesertico Oklahoma. La politica americana del periodo prevedeva, infatti, di creare un Ovest interamente bianco (a parte il “bestiame” nero addomesticato, ovviamente) e una frontiera con l’est indiano mediante trasferimenti volontari o forzati verso il Territorio Indiano.
27 Gen, 2010
La marcia della morte
Abbiamo camminato otto giorni e otto notti. Giorno e notte si vedeva la fila davanti e dietro di noi, sempre fila, non c'era altro. Il primo giorno si mangiava quello che si aveva, il secondo giorno anche, ma dopo non si aveva più niente. Ci si fermava venti minuti, mezz'ora al più, e cercavamo acqua per farci qualcosa con la roba che si trovava per strada, un poco di quella radice selvatica che cominciava a spuntare. Si trovavano cavalli o qualche bestia morta e allora gli si tirava fuori la carne con queste mani, in tanti, tutti raggruppati. La prima volta ho pensato "cosa fa là quel gruppo, cosa spartisce?" dopo ho visto che era una carcassa, ma noi eravamo arrivate troppo tardi. Dopo tutte guardavamo in giro e se si trovava qualche bestia morta per il bombardamento o altro le si levava la carne tirando l'uno con l'altro con le sole mani, senza nessun coltello. Quando ho visto tutta la gente che si ritirava ho detto "noi forse torneremo, avremo la nostra liberazione, ma loro saranno come prigionieri. Io intanto se devo morire morirò fuori del lager" e quello mi ha dato tanto, tanto coraggio.
[...] Dopo quella sera abbiamo camminato tutta la notte e alla mattina presto abbiamo sentito uno scoppio di bomba. Ci siamo girate. Eravamo praticamente le ultime, dietro di noi c'era forse un chilometro. Era saltato un ponte che avevamo passato poco prima. Saltato il ponte è venuto un camion che ha detto "ormai è tutto finito" e sono andati avanti. Siamo cascate per terra. C'era il sole, era una bella giornata fredda di maggio. Abbiamo visto che non c'era più nessuno di questi Tedeschi. Alle ultime che non si erano rese conto e volevano ancora camminare abbiamo detto "non vedi che è finita?" Siamo andate in un boschetto e siamo restate al sole. Non si vedeva nessuno, non c'erano più Tedeschi. A un certo punto ho visto un militare su un cavallo con la stella rossa. "Partisan?" ho chiesto. "No" ha detto, "Ruski". Erano militari russi." Non ci sono più Tedeschi?" "No". Allora siamo libere, libere! Non ci potevamo credere, era come alzarsi dalla morte. Era il tre maggio.
Testimonianza di Savina Rupel.
26 Gen, 2010
Porajmos
Un uomo in prima fila si tolse il berretto e sputò due volte per terra. L'ufficiale che presiedeva la punizione gli si avvicinò con le mascelle serrate, e lo colpì con il frustino. Provò a colpirlo ancora, ma l'uomo afferrò il frustino con la mano, svelto come un serpente, e lo tenne così stretto che l'ufficiale non riusciva più a riprenderselo. Allora il tedesco si arrabbiò.
Diede degli strattoni. Ma fu inutile.
Lo zingaro, uno di quegli zingari che cavalcano senza sella, che fanno innamorare le donne col violino, che fanno girare il coltello così velocemente che non puoi vederlo, gli rise in faccia. L'ufficiale sbarrò gli occhi. Emise una specie di grugnito, fece due passi indietro e tirò fuori la pistola. Poi gli sparò. Si alzò un mormorio dalle file, come un alito di vento. Lo zingaro cadde. Ma l'ufficiale aveva perso un'altra volta, perché lo zingaro rideva ancora, anche da morto.
A. Cecchi Paone, F. Pagano, La rivolta degli zingari, Mursia
21 Gen, 2010
Una traduzione: Swampfield Cowl

- Filato: 1 gomitolo di Cascade 109 Tweed LE
- Ferri: circolare da 40 o 60 cm - 6,5 mm (US 10,5)
- Ferro supplementare per trecce, marcapunto ad anello, ago da lana per nascondere i capi
Testo dello schema nel post esteso
Il pattern originale è stato pubblicato su Penguin Purls
Ravelry link
Schema e foto © Sara Amoroso, 2008-2009. È autorizzato solo l’uso personale dello schema. Né questo pattern né i capi ottenuti da esso possono essere rivenduti.
Il testo e le foto sono stati usati e tradotti con l’autorizzazione dell’autrice.
19 Gen, 2010
Le discese ardite
18 Gen, 2010
Brunetta dei ricchiepoveri
18 Gen, 2010
Candidature
Se i dirigenti, o sedicenti tali, dei partiti avessero messo insieme un’alleanza ed individuato un candidato in grado davvero di contrastare Formigoni e le sue truppe, forse avrei potuto anche prendere in considerazione l’ipotesi di lasciare Cassinetta di Lugagnano. Se sul tappeto si fosse messa una proposta politica vera, genuina, nuova e fresca, per sconfiggere, innanzituto culturalmente, il modello del governatore uscente (ed entrante), pilastro portante dell’Italia in cui oggi viviamo; se i leader del PD, di IDV e degli altri partiti avessero avuto il coraggio di osare, in quel caso, io avrei fatto la mia parte. Ed avrei portato quel po’ di credibilità o di consenso che taluni mi attribuiscono. Come si dice, il gioco sarebbe valso la candela.
Però, purtroppo per molti e per fortuna per molti altri, in Lombardia, si è deciso di non giocare la partita. Ricandidando Filippo Penati, sconfitto da Presidente uscente da un autentico signor nessuno l’anno scorso, ma valido coordinatore della mozione Bersani all’ultimo congresso PD.
Così, le proposte e le offerte di candidatura, alla carica di Presidente o di semplice Consigliere Regionale, per me sarebbero solo una tappa di una carriera personale che al sottoscritto non interessa.
11 Gen, 2010
Geek Knitting
Mi è stato gentilmente donato un simpatico HTC Touch.Ho già trovato un settore della mia vita su cui un palmarino può avere un considerevole impatto. Niente più foglietti su cui appuntare gli schemi e che poi devo interpretare e trascrivere. Da oggi i pattern li scrivo diretamente sul palmare in formato *.doc. E poi è solo editing!
I was so kindly gifted a nice HTC Touch. I already found a sector of my life on which the use of a palmtop can improve. No more taking pattern notes on paper sheets that I must afterwards interpret. From now on the patterns will be writted directly on the HTC in *.doc format ath just need a bit of editing!


