28 Gen, 2010
Altri genocidi #2
Quando il Nuovo Messico, nel cui territorio i Diné hanno le loro terre ataviche, passò agli Stati Uniti, il meccanismo fu interrotto dai soldati che, essendo diventati i messicani cittadini dell’Unione, li difendevano, mentre i Diné in quanto indiani erano esclusi da questo privilegio. Non mancarono i tentativi di convivenza pacifica, nonostante le frequenti violazioni da parte dei soldati che massacravano il bestiame Diné o ne usurpavano i pascoli.
27 Gen, 2010
Altri genocidi #1
Parlare delle marce della morte, come nel preccedente messaggio con l’ampia citazione di Savina Rupel, mi fa venire in mente due simili episodi della storia dei nativi americani. In effetti, i nazisti non furono i primi a usare lo trumento delle marce forzate coe arma di sterminio, e nemmeno la morte per fame e freddo (probabilmente nemmeno gli americani furoni i primi, ovviamente).
Il primo episodio è quello che vide coinvolti i Cherokee, la Marcia delle Lacrime (Trail of Tears), il trasferimento forzato dell’intera nazione dai suoi territori tradizionali negli stati dell’est verso l’allora Territorio Indiano, che in futuro si sarebbe ridoto al semidesertico Oklahoma. La politica americana del periodo prevedeva, infatti, di creare un Ovest interamente bianco (a parte il “bestiame” nero addomesticato, ovviamente) e una frontiera con l’est indiano mediante trasferimenti volontari o forzati verso il Territorio Indiano.
27 Gen, 2010
La marcia della morte
Abbiamo camminato otto giorni e otto notti. Giorno e notte si vedeva la fila davanti e dietro di noi, sempre fila, non c'era altro. Il primo giorno si mangiava quello che si aveva, il secondo giorno anche, ma dopo non si aveva più niente. Ci si fermava venti minuti, mezz'ora al più, e cercavamo acqua per farci qualcosa con la roba che si trovava per strada, un poco di quella radice selvatica che cominciava a spuntare. Si trovavano cavalli o qualche bestia morta e allora gli si tirava fuori la carne con queste mani, in tanti, tutti raggruppati. La prima volta ho pensato "cosa fa là quel gruppo, cosa spartisce?" dopo ho visto che era una carcassa, ma noi eravamo arrivate troppo tardi. Dopo tutte guardavamo in giro e se si trovava qualche bestia morta per il bombardamento o altro le si levava la carne tirando l'uno con l'altro con le sole mani, senza nessun coltello. Quando ho visto tutta la gente che si ritirava ho detto "noi forse torneremo, avremo la nostra liberazione, ma loro saranno come prigionieri. Io intanto se devo morire morirò fuori del lager" e quello mi ha dato tanto, tanto coraggio.
[...] Dopo quella sera abbiamo camminato tutta la notte e alla mattina presto abbiamo sentito uno scoppio di bomba. Ci siamo girate. Eravamo praticamente le ultime, dietro di noi c'era forse un chilometro. Era saltato un ponte che avevamo passato poco prima. Saltato il ponte è venuto un camion che ha detto "ormai è tutto finito" e sono andati avanti. Siamo cascate per terra. C'era il sole, era una bella giornata fredda di maggio. Abbiamo visto che non c'era più nessuno di questi Tedeschi. Alle ultime che non si erano rese conto e volevano ancora camminare abbiamo detto "non vedi che è finita?" Siamo andate in un boschetto e siamo restate al sole. Non si vedeva nessuno, non c'erano più Tedeschi. A un certo punto ho visto un militare su un cavallo con la stella rossa. "Partisan?" ho chiesto. "No" ha detto, "Ruski". Erano militari russi." Non ci sono più Tedeschi?" "No". Allora siamo libere, libere! Non ci potevamo credere, era come alzarsi dalla morte. Era il tre maggio.
Testimonianza di Savina Rupel.
26 Gen, 2010
Porajmos
Un uomo in prima fila si tolse il berretto e sputò due volte per terra. L'ufficiale che presiedeva la punizione gli si avvicinò con le mascelle serrate, e lo colpì con il frustino. Provò a colpirlo ancora, ma l'uomo afferrò il frustino con la mano, svelto come un serpente, e lo tenne così stretto che l'ufficiale non riusciva più a riprenderselo. Allora il tedesco si arrabbiò.
Diede degli strattoni. Ma fu inutile.
Lo zingaro, uno di quegli zingari che cavalcano senza sella, che fanno innamorare le donne col violino, che fanno girare il coltello così velocemente che non puoi vederlo, gli rise in faccia. L'ufficiale sbarrò gli occhi. Emise una specie di grugnito, fece due passi indietro e tirò fuori la pistola. Poi gli sparò. Si alzò un mormorio dalle file, come un alito di vento. Lo zingaro cadde. Ma l'ufficiale aveva perso un'altra volta, perché lo zingaro rideva ancora, anche da morto.
A. Cecchi Paone, F. Pagano, La rivolta degli zingari, Mursia
30 Nov, 2009
Pantokrator
Che capire che prima o poi Ferretti sarebbe finito tra le schiere dei bigotti bastava guardarlo in faccia.
4 Nov, 2009
Crucifige
Solo alle elementari ebbi, per qualche settimana, una supplente che ci faceva dire le preghierine. Opps, no: gli faceva dire la preghiera, perché io non la dicevo. Quando arrivò, si presento e disse "adesso diciamo la preghierina", le risposi (terza elementare, neh!) Ma guarda che non non le diciamo le preghiere a cscuola: chi vuole pregare lo fa a casa, a scuola si studia e non si prega". Era già tinta di di rosso menopausa, dievenne anche rossa in faccia. E fece pregare. peccato che io, alla preghiera mi alzassi e le voltassi risolutamente le spalle.
21 Ott, 2009
Tutti abbiamo un po' di colla sulle dita
O almeno dovremmo. Nonostante tutto.
5 Ott, 2009
Hasta siempre, Mercedes!
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi tierra y de mi gente
(Julio Numhauser)
30 Lug, 2009
Pieghe inattese
Quello che è oggi Moccia, forse per la mia generazione può essere stato Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enrico Brizzi. Alcune differenze però sono da notare. Innanzitutto, Jack Frusciante era un romanzetto di "punk parrocchiale", non un racconto melenso e senza nessun construtto. Secondariamente, Brizzi anche nella sua versione adolescenziale era uno scrittore capace di tenere una storia in binari asciutti e nitidi. Terzo, all'epoca Brizzi era lui stesso adolescente e da allora è crsciuto, mentre Moccia è quaarantenne un po' incancrenito. Vero, forse Moccia ha già guadagnato dai suoi romanzetti scipiti ben più di quanto Brizzi ha guadagnato nella sua carriera. Resta il fatto che la carriera di Brizzi ha preso, nel suo corso, pieghe che rispetto all'esrdio potrei trovare inaspettate mano a mano che lo scrittore cresceva & maturava.
(continua)19 Giu, 2009
Non puoi accendere un falò senza una scintilla
15 Giu, 2009
30 anni senza più Demetrio
29 Mag, 2009
Che fate stasera?
7 Mag, 2009
Have another little piece...
6 Mag, 2009
R.I.P. – Dom Deluise
27 Apr, 2009
Ca-po-la-vo-ro!
17 Mar, 2009
Cantare la voce I
6 Mar, 2009
Discorsi triti
26 Feb, 2009
To your scattered bodies
Death, the Destroyer of Delights and the Sunderer of Society, had arrived at last. Blackness. Nothingness. He did not even know that his heart had given out forever. Nothingness. Then his eyes opened. His heart was beating strongly. He was strong, very strong! All the pain of the gout in his feet, the agony in his liver, the torture in his heart, all were gone. It was so quiet he could hear the blood moving in his head. He was alone in a world of soundlessness. A bright light of equal intensity was everywhere. He could see, yet he did not understand what he was seeing. What were these things above, beside, below him? Where was he?
The world took a shape which he could grasp, though he could not comprehend it. Above him, on both sides, below him, as far as he could see, bodies floated. They were arranged in vertical and horizontal rows. The up-and-down ranks were separated by red rods, slender as broomsticks, one of which was twelve inches from the feet of the sleepers and the other twelve inches from their heads. Each body was spaced about six feet from the body above and below and on each side. The rods came up from an abyss without bottom and soared into an abyss without ceiling. That grayness into which the rods and the bodies, up and down, right and left, disappeared was neither the sky nor the earth. There was nothing in the distance except the lackluster of infinity.
It was like no hell or heaven of which he had ever heard or read, and he had thought that he was acquainted with every theory of the afterlife. He had died. Now he was alive. He had scoffed all his life at a life-after-death. For once, he could not deny that he had been wrong. But there was no one present to say, "I told you so, you damned infidel!". Of all the millions, he alone was awake.
In a frenzy, kicking his legs and moving his arms in a swimmer's breaststroke, he managed to fight toward the rod. The closer he got to it, the stronger the web of force became. He did not give up. If he did, he would be back where he had been and without enough strength to begin fighting again. It was not his nature to give up until all his strength had been expended.
Philip J. Farmer è morto la mattina del 25 febbraio 2009.
6 Feb, 2009
Fate i poco bravi
E sollazzatevi le orecchie.
18 Dic, 2008
Non ci crederete
Ma a me questa canzone fa sorridere sul serio.
14 Nov, 2008
R.I.P. – Mr. Mitch Mitchell on drums
10 Nov, 2008
Un capolavoro di dieci minuti
Sean Penn. Ernest Borgnine.
3 Ott, 2008
Mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
24 Set, 2008
Kiss him quick, he has to part
9 Set, 2008
Quando la Rai faceva ancora televisione
I cantautori facevano rhythm 'n' blues e i parolieri facevano cacare (l'ultima è ancora attuale).
20 Ago, 2008
Londra Chiama
12 Ago, 2008
RIP Isaak Hayes
18 Lug, 2008
Isterismo collettivo
Quando la professione medica si aggrappa a teorie e pratiche datate sono i pazienti, normalmente le donne, a fungere da capro espiatorio. Le donne sono state vittimizzate più frequentemente rispetto agli uomini perché storicamente la professione medica è sempre stata dominata da maschi e ha sempre avuto una scarsa considerazione delle donne e dei loro problemi di salute.
Per esempio, dal tempo degli antichi greci e fino all’inizio del XX secolo quelle donne le cui emozioni erano considerate eccessive si vedevano etichettate come isteriche. Ippocrate credeva che l’isteria fosse causata dallo spostamento dell’utero dalla sua posizione naturale nella pelvi ad altre parti del corpo. Il termine “isteria” deriva dal greco hyster, che significa “utero”. “Isteria”, letteralmente, significa “utero vagante”. In altre epoche storiche, l’isteria è stata attribuita alla possessione demoniaca, alla repressione sessuale o a una personalità desiderosa di attenzione.
Una più probabile spiegazione dei sintomi delle donne etichettate come isteriche è lo squilibrio degli ormoni sessuali femminili, che può facilmente essere rimediata usando una terapia sostitutiva a base di ormoni bioidentici¹. In ogni caso, gli ormoni femminili non sono stati scoperti che negli anni Trenta. Quindi per duemila anni quelle donne le cui emozioni erano considerate eccessive venivano confinate nei manicomi o assoggettate a trattamenti barbari quali essere legate, sottoposte a digiuni o a purghe forzate. Alcune furono addirittura bruciate sul rogo come streghe.
¹ Uso la parola “contraffatti” per indicare le preparazioni ormonali brevettate dalle compagnie farmaceutiche e “naturali” o “bioidentici” per riferirmi al tipo di ormoni che io e altri medici raccomandiamo. preferisco il termine “bioidentici” perché veicola più efficacemente l’aspetto principale di questi ormoni: che sono biologicamente identici agli ormoni prodotti dal nostro corpo (Hotze, p. 114).
17 Lug, 2008
Adesso è mio
12 Lug, 2008
I can't play safe
11 Lug, 2008
Stagioni
10 Lug, 2008
Sulla strada tra Girgenti e Mondello
30 Giu, 2008
Les feuilles mortes I
22 Giu, 2008
Soda, lisciva e sapone
21 Giu, 2008
A-vün, a-dù, a-vün, dù, tri, quat'
20 Giu, 2008
Hotel Supramonte
18 Giu, 2008
L'isba del soldato Mario
30 Mag, 2008
Each time I tell myself I think I had enough
29 Mag, 2008
An' I'll get you another
Sidney Pollak, R.I.P.
15 Mag, 2008
B.Z.308 Parte I
14 Mag, 2008
Then we sat on our own star
9 Mag, 2008
La lunga passeggiata verso casa
22 Apr, 2008
Vincenzina e la fabbrica
18 Apr, 2008
R.I.P.
Ad Aimé Cesaire glie l'ho un po' tirata. A Danny Federici, il tastierista della E-street Band no. Qui Danny alla fisarmonica per un Bridge School Benefit degli anni Ottanta, con Bruce e Nils Logfren.
10 Apr, 2008
E se non leggete il francese, cazzi vostri
mon peuple
quand
hors des jours étrangers
germeras-tu une tête tienne sur tes épaules renouées
et ta parole
le congé dépêché aux traîtres
aux maîtres
le pain restitué la terre lavée
la terre donnée
quand
quand donc cesseras-tu d'être le jouet sombre
au carnaval des autres
ou dans les champs d'autrui
l'épouvantail désuet
demain
à quand demain mon peuple
la déroute mercenaire
finie la fête
mais la rougeur de l'est au coeur de balisier
peuple de mauvais sommeil rompu
peuple d'abîmes remontés
peuple de cauchemars domptés
peuple nocturne amant des fureurs du tonnerre
demain plus haut plus doux plus large
et la houle torrentielle des terres
à la charrue salubre de l'orage
Aimé CESAIRE, Ferrements, 1960
9 Apr, 2008
Astor Piazzolla e Yo Yo Ma
7 Apr, 2008
Major Dundee
È morto Chaltron Heston.
Forse solo Welles, Pckinpah e Carpenter (che lo diressero nei suoi film più misteriosi) e Gore Vidal, coautore nel copione di Ben Hur [...] di tutti i sottintesi gay ne compresero e valorizzarono le ambiguità.
27 Mar, 2008
R.I.P.
Dick Widmark.
25 Mar, 2008
Non si uccidono così anche i cavalli?
Grande film.
19 Mar, 2008
A televacca
3 Mar, 2008
È solo il primo che dura fatica
Al che la donna rispose con energia:
«Questa volta non è niente! È solo il primo che dura fatica».
Questo fu tutto quello che si dissero sul secondo figlio da allora al giorno in cui, nell’autunno, ella abbandonò la zappa per trascinarsi da sola fino a casa. Il cielo si metteva a temporale, ed egli, ansioso i raccogliere in covoni il riso maturo, non fece ritorno a casa neanche per l’ora della colazione. Sul tardi, poco prima del tramonto, egli vide la donna ritornare al campo, sgravata e come spenta, ma con la solita espressione di silente energia. Il suo impulso fu di dirle: “per oggi ne hai abbastanza. Vatti a coricare”. Ma si sentiva le membra rotte e doloranti per il gran lavoro della giornata. Inasprito dalla propria pena (la quale – pensava – non era stata inferiore alla sofferenza sopportata dalla donna nel partorire), si limitò a dire, tra una falciata e l’altra:
«È maschio o femmina?».
Ella rispose con calma:
«È un altro maschio».
Non dissero altro; ma la notizia gli fece piacere.
27 Feb, 2008
Missione possibile, seconda puntata
19 Feb, 2008
Fotografia (di Storaro) a parte
Detto questo, del tutto si salvava solo Alessio Bono: recitazione modesta, ma (con barba, baffo e capello scarmigliato) decorativo da bestia!
27 Gen, 2008
Purple wage
22 Gen, 2008
Terapicizziamoci
21 Gen, 2008
Alla mia maniera
13 Dic, 2007
Mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi
Gracias a la vida, / Que me ha dado tanto, / Me dió dos luceros, / Que cuando los habro / Perfecto distingo, / Lo negro del blanco, / Y en el alto cielo, / Su fondo estrellado, / Y en las multitudes / Al ombre que yo amo
Gracias a la vida, / Que me ha dado tanto, / Me ha dado el oído, / Que en todo su hancho, / Grava noche y dia / Grillos y canarios, / Martillos Turbinas / Ladridos Chubascos / Y la voz tan tierna / Del que estoy amando
/ Gracias a la vida, / Que me ha dado tanto, / Me ha dado el sonido / Y el abecedario, / Con el las palabras, / Que pienso y declaro / Madre amigo hermano, / Yluz alumbrando, / La ruta del alma / Del que estoy amando
/ Gracias a la vida, / Que me ha dado tanto, / Me ha dado la marcha / De mis pies cansados, / con ellos anduve, / ciudades y charcos, / Playas y desiertos, / Montañas y llanos / Y la casa tuya, / Tu calle y tu patio
/ Gracias a la vida, / Que me ha dado tanto, / Me dio el corazón / Que agita su marco / Cuando miro el fruto / Del cerebro humano, / Cuando miro el bueno / Tan lejos del malo / Cuando miro el fondo / De tus ojos claros
/ Gracias a la vida, / Que me ha dado tanto, / Me ha dado la risa / Y me ha dado el llanto / Asi yo distingo / Dicha de quebranto / Los dos materiales / que forman mi canto / y el canto de ustedes / que es el mismo canto, / y el canto de todos, / que es mi propio canto
Gracias a la vida, / Que me ha dado tanto
Traduzione nel post esteso
grazie alla Piemma Minore
12 Dic, 2007
Nonameron (qualche pensiero sparso qua e là)
Daniele Luttazzi fa satira di primissima categoria, anche quando non fa ridere. In Decameron la cosa migliroe era probabilmente la "telenovela" A babbo morto, con quel postadolescente mai cresciuto che per non perdere l'air-bag familiare si tiene in casa il cadavere mummificato del padre. Non faceva ridere, era inquietante e a tratti disgustosa, ma era una meravigliosa satira di costume.
9 Nov, 2007
La casa dell'alba
7 Nov, 2007
E scusate se oggi sono monotona
Ma io questi tre li adoro uno per uno e tutti insieme.
7 Nov, 2007
Pacificamente
Toglie la polvere agli specchi / Dipinge gli occhi / Mette pendagli d'argento agli orecchi / E fa tremare, che è troppo tempo che aspetti / Toglie la polvere agli specchi / Lucida gli occhi / Mette sonagli d'argento agli orecchi / E non tremare perché addolcisce i difetti
24 Ott, 2007
Happy throngs, take this joy wherever, wherever you go
9 Ott, 2007
161 × 5 × 3
Rifacciamo un vecchio gioco. Le regole sono: agguantate il libro che state leggendo in questo momento (o almeno uno dei libri che state leggendo), andate a pagina 161 e copiate la quinta frase.
Sharur explained: «Into this thing, for safekeeping, the great gods of the Alashkurrut have pured much of their power. If we break the think, we break the power and set the Alashkurrut free of their great gods».
Harry Turtledove, Between the Rivers
21 Set, 2007
Omenaje

20 Set, 2007
Oh, ca$$o! È l'ora del GR
Black Market, meglio nota come la sigla del GR di RadioPopolare.
20 Set, 2007
Dall'interno
LE PAROLE SONO UN MOTO CHE VA
Rosaria Lo Russo
da Gli angoli della bocca (L’Alimentazione)
17 Set, 2007
Feelin' slightly Dizzy
14 Set, 2007
I wonder why a little
E, brano a brano, prima o poi vi porterò a cose più difficili. Per intanto, fatevi un altro pezzo facile, facilissimo.
13 Set, 2007
Un pezzo facile
John Coltrane Quartet with Eric Dophy, My Favorite Things
13 Set, 2007
Senza più traccia di me
12 Set, 2007
Stupidità araldica
Infine esiste una stolida ripugnanza preconcetta: non mangerò questo intruglio da sudicioni, il prosciutto me lo dia bello magro, la mia mamma il minestrone non lo faceva con l'aglio. E così via di seguito: fare l'amore con una negra? Ascoltare questa musica da drogati? Sedermi per terra? Ascoltare il sermone di una pastora? Mai!
«Mai» quando è proiettato nel futuro è l'impresa araldica degli stupidi.
7 Set, 2007
Do di panza
Ieri sera ho visto un pezzo della rplica del concerto dei "tre tenori", trasmesso per la morte di Pavarotti.
- "Giusepp" Carreras, che all'epoca era appena guarito dalla leucemia e cantando faceva delle smorfie mostruose.
- Placido Domingo aveva il faccione da spagnolo triste che quando cantava s'illuminava spesso come quello di uno che si sta divertendo un frego.
- Luciano Pavarotti cantava in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e napoletano. E tutte queste lingue le cantava in modenese.
Per rendere omaggio a Pavarotti, quindi, trasmettiamo di seguito un brano da la Manon Lescaut di Puccini interpretato da Placido Domingo e Renata Scotto. Tie'!
5 Set, 2007
Alcuni misteri dell'editoria tecnico scientifica
.mau.si stupisce che prestigiose case editrici scientifiche pubblichino puttanate solenni. Qui cerco, ampliando il mio commento all'articolo, di dargliene una spiegazione.
Elsevier è una casa editrice prestigiosa nel campo dell'editoria scientifica. Il prestigio edioriale si conquista non solo ma soprattutto con una grande cura nello scegliere accuratamente gli articoli per la pubblicazione. Questo fa sì che il materiale prodotto dalla casa editrice giustifichi il suo alto grado di prestigio. Se una casa editrice di prestigio pubblica (pardòn) minkiate, il suo prestigio ci rimette.
(continua)24 Ago, 2007
Bobby MGee
Il giorno che sono nata, negli USA in testa alla classifica di vendita dei 45 giri c'era questa canzone. Mi sciolgo e mi crogiolo.
14 Ago, 2007
Robinsonate
Questo è un libro che ho letto per nostalgia pura. Fu uno dei primi romanzi di SF che lessi da ragazzina, vinto nell'edizione Uragna alla pesca della Festa dell'Umidità quando il Piccì era ancora se non giovane non più che di mezza età, seppur già un po' sclerotico.
Di per sé la storia è modesta e la sua stesua è modesta: un gruppo di esseri umani viene abbandonata dai nemici Gern su un pianeta estremamente ostile. I pochi sopravvissuti ai primi anni, prosperano fino al giorno, 200 anni dopo, della vendetta. Detta così non è malaccio. Il problema è che l'elaborazione dell'autore si ferma lì. Intendiamoci, il libro è del 1958 e prevedibilmente risente del clima politico e culturale americano (e non solo) dell'epoca. Ma non più di dieci anni dopo, gli autori di una generazione più giovane avrebbero potuto rendere il romanzo ben diverso, rispettandone il presupposto, la domanda principale (Che cosa succede a una piccola popolazione umana esiliata in un mondo inospitale?) e arricchendo le scarne 150 pagine di questa novelette di dettagli ecologici, sociali, psicologici...
Sinceramente, poteva uscirne un ciclo di almeno quattro romanzi di 300 pagine e senza punti morti. Ecco, non mi spiacerebbe che qualcuno (per esempio) avesse la brillante idea di riprendere in mano questo soggetto e lo rielaborasse. nel caso, mi faccia una telefonata, perché le idee le avrei! (Tipo: possibile che in 200 anni la società Gern non si sia evoluta di uno zic? Cioè, mica sono i Rettili?!)
10 Ago, 2007
Delinqueint
27 Lug, 2007
Sgarbato
12 Lug, 2007
I sure don't mind a change...
And what you wanted to be yours has made it mine
So don't you lock up something that you wanted to see fly
Hands are for shaking, they're not tied
6 Lug, 2007
Due grandi, e altri grandi
2 Lug, 2007
Giuse Alemanno
Ho ricevuto una graditissima visita da parte di Giuse Alemanno. «Chi è Giuse Alemanno», si cheideranno i miei lettori meno attenti (cioè tutti). Be', Giuse Alemanno è un tizio che ha scritto qualche romanzo, tra cui questo . Che, così en passant, torno a consigliare. Ma se non siete proprio certi certi di volervi imbarcare in questa lettura, ho scoperto che qui potete leggere, come aperitivo, alcuni racconti di Giuse.
27 Giu, 2007
«Let's go». «Ok, let's go».
12 Giu, 2007
Una rapida risposta
8 Giu, 2007
Sottigliezza
La mamma al bimbo poco più che unenne: «Guarda che c'è il polipo, ma che bello il polipo...». Signora: non pol-i-po, casomai pol-po.
P.S.: Sto diventandfo bravissima a dare la caccia ai borseggiatori.
5 Giu, 2007
Omaggio
Da monte del fiume, all'improvviso, arriva l'eco di colpi di fucile. L'uomo vestito di nero si fa attento e assiste all'arrivo lungo il fiume di una zattera. Dalla prua dell'imbarcazione qualcuno prende a fucilate il fiume; anzi, no: è un uomo barbuto che spara alle bottiglie gettate nella corrente da un ragazzino, e le manca.
L'uomo vestito di nero resta per un po', divertito, a osservare il gioco. Poi decide di unirvisi. Estrae una pistola e, dalla sua posizione sotto l'albero, prende accuratamente la mira reggendo l'arma a due mani, spara e... Manca il bersaglio.
Lo sparo non sfugge all'uomo con la barba. Si volta, prende la mira con il fucile sotto lo sguardo interrogativo dell'altro e spara. Il proiettile s'infigge nel suolo a pochi centimetri dal braccio dell'uomo in nero che, rapidamente ma senza fretta particolare, si alza, afferra il fucile, fa il giro dell'albero e, appoggiandosi con la schiena contro il tronco, prende la mira. Anche l'altro uomo si sistema la centro del ponte e, mentre la moglie e i figli corrono a nascondersi dietro le casse e i barili caricati sulla zattera, posa il fucile sull'avambraccio sinistro piegato e prende la mira.
Per un lungo momento, i due si prendono vicendevolmente di mira. Poi, abbasssano lentamente e cautamente le armi mentre la zattera scorre via e il fiume torna silenzioso a riflettere l'orizzonte e gli alberi.
2 Giu, 2007
2668
1 Giu, 2007
La solitudine della lettrice
In parte la cosa non mi stupisce. Intendo dire, mi pare abbastanza naturale che siano pochi i lettori Alla persona che siede nelle tenebre di Mark Twain, pubblicato dalla piccola per quanto brava Spartaco; o di essere in, per quanto buona, ristrettissima compagni ad avere letto Frecce Spezzate di Nando Minnella. Un po' (ma un po' tanto!) di più mi stupisce che ad avere letto l'Autobiografia di Malcolm X siamo solo in tre (non so se briganti o somari, ma per la presenza di Franco tra questi tre direi la prima ipotesi) o che nessuno tranne me abbia letto Il Messico insorge: cioè, staiamo parlando di John Reed, mica pizza e fichi!
E anche nell'ambito ristretto dei lettori di fantascienza, mi stupisce abbastanza che romanzi come Il gregge alza la testa o I mercanti dello spazio non abbiano più di due lettori oltre a me. Su un totale di quasi 100 partecipanti all'acconcio gruppo Fantascienza in Italia. Cioè, che cazzo leggono questi?!
15 Mag, 2007
Hombre!

19 Apr, 2007
L'altro
Dicono che vanno a vedere i Police e mettono sui blog foto di Sting. Io il biglietto per I Police non l'ho preso, ma forse avrei potuto perché oltre a Sting, che ormai è completamente bollito, c'è anche questo signore qui (non quello che canta, l'altro!).
16 Apr, 2007
Non (•)orde
La satira deve potre fare tante cose. Deve far ridere, ma soprattutto deve far pensare e incazzare e indigare. In questo senso, la satira deve anche potre essere irrispettosa, volgare, disgustosa.
(continua)30 Mar, 2007
Milano dal dentro
21 Mar, 2007
Culo di legno
Ho messo il sedere su una Louis Ghost, che non mi è mai piaciuta. È comoda, ma il materiale è fin troppo flessibile: deve essere trattata con delicateszza, niente salti o eccessivi contorcimenti su quella sedia (anche se probabilmente il policarbonato è più elastico e resistente di quanto appaia.
Ho messo il sedere su una sedia di Le Corbusier e ho gioito: se avessi delle sedie così passarei tutto il mi tempo a saltarci sopra e rimbalzare. Mi sono anche sdraiata su una delle sue chaise longues, e ho scoperto che il cuscino a rullo è scomodo quanto sembra.
Ho visto tre diverse repliche di MacIntosh, tutte a schienale alto: costavano così tanto che non mi ci sono seduta per non rischiare di romperle.
Ho visto la poltrona di Charles e Roy Eames e non ho fatto in tempo a sedermici perché mi scappava via la nonna, ansiosa di pagare.
Ho visto il mobilino cilindrico di Kartell e ho deciso che è imbecille e mangiaspazio quanto sembra in foto, e per di più mi pare fragile.
16 Mar, 2007
You've got to be all mine
28 Feb, 2007
Se solo si potesse
correrei lungo quella strada / salire per quella collina / scalerei quel palazzo
9 Feb, 2007
Ma la professoressa che faceva?
5 Feb, 2007
Del perché le mie amiche sono le migliori del mondo
Three (out of ten) ways to anger a knitter.
2. When the knitter shows you a Shetland shawl she knit from Handspun yarn that took 264 hours of ther life ti produce and will be a heirloom that her great-great grandchildren will be wrapped in on the days of their birth, say «I saw one just like this at Wal-Mart!».
4. Shrink something.
5. Tell her that you don't know why she knits socks, that it seems silly when they are only $10 for five pairs and they are just as good.
Annika mi ha regalato The Secret Life of a Knitter, di Yarn Harlot.
26 Gen, 2007
Sesso, cervello e società
Perché il sesso è divertente? Per capire come siamo fatti
Bur, 8,20
25 Gen, 2007
La storia legale
C'è un aspetto per certi versi inquietante che viene svelato dalla proposta di Mastella. Lo riassumo così: il Novecento è stato un secolo che ha conosciuto spesso delle gradi tragedie. Non credo che la sua eredità possa essere affrontata da leggi che impongano una verità incontrovertibile su quelle tragedie. Sta infatti prendendo piede un'idea in base alla quale sono i Ministeri dela Giustizia a gestire quell'eredità, stabilendo che cosa sia lecito e che cosa illecito. Ma così facendo, un Paese si mette la coscienza a posto e chiude i conti con il proprio passato. Una deriva che va arginata.
Siamo inoltre abituati a pensare che imporre una verità storica sia stata una caratteristica dei regimi autoritari. Ma una legge emanata da un governo democratico che sanziona come reato la negazione della Shoah non risponde a una logica simile, anche se di segno contrario, a quella che muove, per esempio, l'attuale governo iraniano che vuole negare per decreto l'esistenza di Israele e lo sterminio degli ebrei compiuto dai nazisti. Va dunque respinta l'idea di uan sorta di "storia di stato", anche se mossa da buoni propositi.
Marcello Flores, storico; il manifesto
29 Dic, 2006
123 – 5 × 3
La vita era come divisa in tante piccole scatole. Se ne uscivi, o se entravi in uina scatola dove avevi detto non saresti entrato, dovevi pagare. E anche la legge funzionava così.
Harry Turtledove, Guerre imperiali.
«I will try. But I am a kagafona. You are a British citizen.»
Philip J. Farmer, The Dark Heart of Time. A Tarzan novel.
Orbene, che Susan, Sky ed Elisa si guardino intorno, afferrino il libro più vicino al computer, sfoglino fino a pagina 123, contino i primi cinque periodi e trascrivano i seguenti tre. E buona fortuna!
(continua)5 Dic, 2006
Sospensione dell'incredulità (o del perché non è possibile una soap opera fantastica)
Ora, tutta la narrativa fiction si basa su un presupposto, sulla dichiarazione di alcune regole. Nella narrativa realistica le regole sono quelle del mondo reale, anche qualora la storia non sia poi così realistica (nei "polpettoni" spionistici, per esempio). Nella narrativa fantastica (clasica, fantasy o fantascientifica) il presupposto può essere diverso, ma comunque l'autore si prende la briga di rimanere fedele al presuposto inziale, anche qualora lo dichiari solo implicitamente nello svolgersi della vicenda.
27 Nov, 2006
Parapoesia
19 Ott, 2006
Gli italiani tirano saracche
Gli italiani ospitano la sede papale, eppure sono (ohilà, siamo) probabilmente il popolo più bestemmiatore al mondo. In alcune aree d'Italia la bestemmia è arte creativa allo stato puro, altrove è puro intercalare. Ricordo una barzelletta raccontata dal compianto Sergio Endrigo e raccolta in un librettino millelire.
Alpini in parata, tutti giovani di leva. Il colonnello passa in rassegna le truppe e ogni tanto si ferma a parlare con qualche recluta.
– Di dove sei?
– Di Brescia, signore.
– E ti trovi bene qui alla caserma?
– Be', signore, un po' mi mancano i miei, ma qui sono trattato bene e mi trovo bene; e poi sto servendo il mio paese e questo mi fa fiero.
– Bene, bravo! Bello spirito, prendere esempio da lui! E tu di dove sei, giovanotto?
– Mì son di Trieste, Sior.
– Ah, bravo, conosco Trieste, ci ho servito per qualche anno. Bella città, brave persone. E dimmi, sei molto giovane, hai diciotto anni? E ti piace uscire con le ragazze?
– Diciannove, sior, e sì che mi piace uscire con le ragazze.
– Bene, bene. E il vino? Dalle tue parti c'è il vino buono.
– Siorsì che me piase el vino, però solo un goccetto mangiando.
– Ahhh, bravo, bravo. Con moderazione. E dimmi, ci credi in Dio?
– Orcodio, sior!
9 Ott, 2006
Gyro Gearloose in Syracuse
Questa
è la città di Siracusa con l'allegata isola di Prtigia. per meglio dire, è la foto della foto di quanto succitato presente alla mostra "Italia dall'alto" attualmente in corso lungo via Dante a Milano. Bellina, belle foto, piacevole, gratis (che non fa mai male). Peccato per le spieghe, dove si possono trovare perle come questa:
Siccome no ci volevo credere, ho verificato anche l'inglese. Speravo, nella mia ingenuità, che il traduttore si fosse accorto della cappellata e avesse tradotto correttamente, o che si fosse accorto e, essendo bastardo dentro, avesse tradotto correttamente Gyro Gearloose. Non che si fosse inventato:
è la foto di Rocca Imperiale, in Basilicata, che deve il nome al castello costuito da Federico II di Svevia. In Italiano suonava giusto. Peccato che abbia letto anche l'inglese:Laddove la Svevia (Germania) diventa Svezia (Svezia) per effetto della deriva dei continenti.
30 Set, 2006
Have you thrown your senses to the war?
Stamattina sono entrata in un negozio per curiosare. Anzi, in un mercatino dell'usato. Ho girato tra i banconi e le scaffalature, e tra i mobili seminuovi e un po' scassati canticchiando la canzone trasmessa dalla radio.
And everybody's wrecked on Main Street from drinking unholy blood
Sticker smiles sweet as gunner breathes deep, his ankles caked in mud
Mentre uscivo, la canzone era ormai finita e, al poto di bruce, c'era Patty Smith che declamava qualcosa. una donna si è avvicinata al bancone e ha chiesto che radio fosse.
Commessa: È radio Pincopallo, la trova sul 105 e qualcosa, ma a sesto si sente male.
Cliente: Peccato, perché è bella.
Commessa: Sì, non è male.
Cliente. E poi fa musica etnica.
29 Set, 2006
Peckinpah a Bologna
19 Set, 2006
Due donne in liberty
Clicca sulla foto per vederle tutte. La cronaca l'ha fatta Elokia.
15 Set, 2006
Vaffangù a chittamuerto
13 Set, 2006
tha rubble that used to be a library
L'American Library Association, vale a dire l'associazione dei bibliotecari americani, ha indetto anche per quest'anno la Banned Books Week, dal 23 al 30 settembre, per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema e combattere con l'informazione e l'intelligenza a coloro che ancora oggi, negli Stati Uniti, il paese che si vanta di essere la più grande democrazia del mondo, si dedicano ai roghi di libri.
Credo che il modo più semplice di supportare questa iniziativa qui dall'Italia sia far finire un po' di soldini nelle tasche degli autori banditi.
Il mio prossimo acquisto librario credo sarà Il colore porpora.
4 Set, 2006
«Cuci» mi diceva «studia» (English in the second part)
Anche ieri, come al solito, mi sono seduta sul letto e mia madre ha preso a cucire. Avrei voluto parlare di quanto era accaduto con Mirella, ma mi preva che sarebbe stato come dirle cose che avrebbero potuto essere dette tra di noi, quando avevo l'età di Mirella, e che invece avevano voluto ignorare. In casa di mia madre io ho sempre un lavoro incominciato, un golf a maglia per Michele o per i ragazzi: sicché poco dopo mi sono messa a lavorare. [...]
Forse mia madre è stata troppo intransigente con me, quando ero bambina. «Cuci» mi diceva «studia». Quando fiu grandicella, non appena smettevo di studiare mi assegnava alcune faccende domestiche. Non permetteva che restassi inoperosa, non si dimenticava mai di me. Se per un momento non mi vedeva, entrava in camera mia e mi domandava che facessi. «Una donna non deve stare mai senza far nulla» diceva.
Alba De Céspedes, Quaderno proibito
Le nostre nonne lavoravano a maglia perché c'era bisogno e perché riposare con le mani in mano non era lecito per una donna, «Una donna non deve stare mai senza far nulla». Sedere sul divano a contemplare il futuro non era lecito se le mani erano ferme. E se facevano qualcosa, doveva essere qualcosa fatto per gli altri. Era il maglione per il marito, per i figli, non la sciarpetta traforata per sé.
11 Ago, 2006
La casa dei nostri incubi
Jim Blandings: So you hit a spring, a bubbling spring...
right here, in our cellar.
Ci sono film che insegnano la vita.
Pike Bishop si guarda intorno e dice "Let's go", Lyle Gorch ci pensa e risponde "Ok, let's go". E basta questo per capire che chiunque ha un punto di rottura, un limite oltre a cui non può più permettersi di calpestare la propria dignità, di ignorare ciò che lo circonda.
Poi ci sono Cary Grant, pubblicitario, Myrna Loy, casalinga, e le loro due bambine che non ne possono più di vivere nel loro piccolo appartmentino con un solo bagno a New York. Decidono di comprare una casetta in piena campagna, tra ponticelli coperti in legno dove l'auto passa a malapena e campi in fiore. Ma la casa, oltre che vecchia, si rivela più cadente di quello che avevano programmato. Le ristrutturazioni, preventivate in 7.000 dollari (55.000 dollari di oggi) diventano mano a mano una totale ricostruzione dellac asa, con l'aggiunta di numerosi locali, fino a quando l'intera faccenda sfugge dalle loro mani. Be', ecco... Anche queste sono cose che insegnano a vivere.
8 Ago, 2006
Non si vince niente
Associate la citazione con l'autore.
- La bellezza serve alle donne per essere amate dagli uomini, la stupidità per amare gli uomini.
- Alla conversazione durante un party nessuno contribuisce più degli assenti.
- Mi è capitato spesso di finire su un caledario, ma mai per una data precisa.
- Felliniano? Avevo sempre sognato, da grande, di fare l'aggettivo.
- La scienza è una cosa meravigliosa... Per chi non deve guadagnarcisi la vita.
- Non bisogna giudicare le persone dalle loro amicizie: Giuda prefuentava persone irreprensibili.
- Il successo è passare da un fallimento a un altro senza perdere l'entusiasmo.
- Il modo migliore per perdere una attiva abitudine è di sostituirla conuna peggiore
- L'unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo.
21 Lug, 2006
Post fuori tempo massimo
È Così. Giulia, che è più giovane di me, fa post da sedicente vecchiazza ripensando ai Dü-rann Dü-rann. Io penso ai BS&T e mi sento giovane, praticamente una bambina.
close to my window
hoping it would catch the eye
of any vagabond who had passed it by
and I waited in my fleeting house
Morning Glory
4 Lug, 2006
Ma io...
| Serom in quatter col Padola, el Rodolfo, el Gaina e poeu mi: quatter amis, quatter malnatt, vegnu su insemma compagn di gatt. Emm fa la guera in Albania, poeu su in montagna a ciapà i ratt: negher Todesch de la Wehermacht, mi fan morire domaa a pensagh! Poeu m’hann cataa in d’una imboscada: pugnn e pesciad e ’na fusilada... |
Eravamo in quattro col Padola, il Rodolfo, il Gaina e poi io: quttro amici, quattro malnati, cresciuti insieme come i gatti. Abbiamo fatto la guerra in Albania e poi su in montagna a nasconderci: neri* tedeschi della Wehermacht, mi fanno morire solo a pensarci! Poi mi hanno preso in un'imboscata pugni e calci e una fucinata... |
30 Mar, 2006
Sconvenienze
Secondo Auro è sconveniente leggere Bryson la mattina in metropolitana. Secondo me anche Rat-Man potrebbe essere da evitare.
Se mi scusate, adesso ho da impaginare un cobra.
...
...
...
Un libro, volevo dire un libro!
29 Mar, 2006
Teofilo
Teofilo Stevenson è stato forse il più grande pugile della storia cubana, sicuramente il più amato nell'Isla a seguito della decisione di non passare al professionismo. Dopo due medaglie d'oro ai giochi olimpici (1972 e 1976), i promoter americani gli proposero di passare al professionismo per sfidare Mohammed Alì con in palio una borsa assolutamente d'eccezione. Stevenson rifiutò. Le battute che seguono sono tratte da un'intervista (on line domani) al manifesto. I corsivi sono miei.
Il tuo rifiuto del professionismo fu una scelta ideologica o una conseguenza del fatto che chi prima di te aveva provato l'avventura in America (Kid Gavilan e Kid Chocolate) aveva fallito malamente?Loro hanno vissuto in un'altra epoca, sotto il regime di Batista. Il nostro apostolo, José Martì, diceva «Siate colti per essere liberi». Così uno sa dove andare e quali passi affrontare. Il professionismo tratta i pugili come una merce da vendere e mettere da parte una volta che non servono più.
Negli anni Settanta tutto il mondo sognava un incontro tra te e Alì, come sarebbe finita?
Lo hanno chiesto anche a lui e ha risposto che il match sarebbe finito pari. Mohammed è stato uno dei più grandi di sempre, prima come uomo poi come pugile. Si è battuto per i diritti della sua gente, ha cercato di aiutare il mondo a risolvere i problemi. Ha un grande cuore euna grande sensibilità, soprattutto nella vita privata.
27 Mar, 2006
AAA cercasi
Qualche (un bel po') anno fa c'era una canzone di Lisa Germano che diceva "You make me wanna wear dresses". È stata la colonna sonora di una mia tarda primavera, anche perché RadioPop la passava insistentemente. Non so perché, ma quella canzoncina (perché era una canzoncina, non di più, una specie di filastrocca) mi torna insistentemente in testa dalla fine di febbraio. Forse è che ho voglia di vestitini. In fondo, è primavera. Pare.
23 Mar, 2006
Dieci cose che vorrei/non vorrei-farei/non farei in un ristorante
Da Lavinium pesco un meme che mi piace, una volta tanto. Al contrario dei lavnii, però, mi riferisco prevalentemente a ristoranti di categoria media, che quelli di lusso li guardo da lontano e anche con un po' di fastidio. Insomma, quei posti dove si mangia bene senza lasciarci alcuni organi vitali in pegno.
1. Vorrei poter mangiare senza dare gomitate a quello che mangia al tavolo acanto, e viceversa.
2. Vorrei non essere costretta a usare la lampadina incastonata nel cellulare per vedere che cosa mi hanno messo nel piatto.
21 Mar, 2006
Giornata mondiale della poesia #4
Lance Henson, recital da "Il cammino delle comete", Pistoia, 2002: audio (*.mp3); testo (*.pdf).
revolutionary song
dawn brings with it the sorrow of light
of one who does want to be seen
a voice that must hidden
in a place
that is does not belong
is it a river or a breeze
or the running water that grieves
onto itself
that makes one wish to be free
the forbidden song of the cricket
lies down among the roses
a wind floats by whispering of Che Guevara
and Crazy Horse
on a morning of frost
in the soreness of waking
the cry of humanity goes out of itself
as imposible to stop
as the weeping of water
as the weeping of a child
21 Mar, 2006
Giornata mondiale della poesia #3
21 Mar, 2006
Giornata mondiale della poesia #2
Out to Tsaile Lake (estratto)
Yeah, the Navajo man said,
I hope I get a job pretty soon.
It cost too much to live with no money.
I went to Albuquerque to buy a truck.
I almost have it at Galles Chevy
but they call BIA in Window Rock
and they say I have to give them
five hundred dollars more
before they give it to me.
Dammit, I already have one thousand
in cash from selling my cows
and if they didn't want it, forget it.
I said, Hell with it,
you don't want my money I'll keep it.
Man can't get credit these days
for being alive. Laughing,
I laughed with him. He said,
Maybe I have better luck with fish.
Simon J. Ortiz, Acoma Pueblo
(continua)21 Mar, 2006
Giornata mondiale della poesia #1
Custer Lives in Humboldt County
What was it called,
When all that old.time white man trouble
was going on?
All that killing and taking away of home,
of country?
Justifiable genocide or some
such thing, no doubt.
Involuntary mansalughter,
they called it,
When that cop in Humboldt county
Shot the young Pomo last spring,
Shot him and left him
Lying by the roadside,
Hidden in the tall green grass,
Lying bleeding in the spring sunlight,
In the tall green grass,
Involuntary manslaughter,
they called it,
when the Pomo died at last.
All the old, wild-West white man trouble
is over now,
Should be forgotten, they say.
Wild grass grows again at Little Big Horn,
at Steptoe, at Wounded Knee,
Tall grass, swaying in the gentle wind,
covering the old battle scars,
The old healed wounds.
The sunshines warm in a big, clear sky,
All is quite now,
The past best forgotten.
Janet Campbell Hale
Fall 1973
Berkley, California
21 Mar, 2006
Giornata mondiale della poesia #0
Bandini ci chiama all'azione poetica. E io oggi agirò.
Riassumendo, l'UNESCO ha indetto per il 21 marzo, primo giorno di primavera, la Giornata mondiale della poesia. Riempiamo la blogosfera di versi, pubblichiamo poesie. Quelle che amiamo e abbiamo amato.
Io ho scelto di pubblicare poesie di autori nativi americani. In inglese, perché la poesia esiste solo nella lingua in cui è stata scritta. O non è.
21 Mar, 2006
Proporzione inversa
Il titolo completo doveva essere "Della proporzione inversa tra la velocità del moto e la velocità di lettura". Ma era troppo lungo.
Nei giorni di sciopero vado presto in metropolitana e poi mi siedo in banchina e aspetto l'ultimo treno, che spero sempre essere meno affollato di quelli che lo precedono. A volte funziona. Oggi no.
Mentre aspetto leggo, e continuo a leggere anche in treno. Seduta, affollata quando funziona. Altrimenti in piedi, spintonata tra la folla. Come oggi.
Leggevo e lottavo cercando di reggermi senza mani al filo del discorso mentre la donna davanti a me compilava uno schema di sudoko facilitato e l'uomo dietro di me riusciva comunque a farmi passare il braccio tra gli occhi e il libro per reggersi al sostegno.
Quando sono scesa, camminando lentamente verso l'uscita di piazza Argentina, riuscivo comunque a leggere più velocemente che quando il treno correva verso l'ufficio.
7 Mar, 2006
Le facce della gemma
Il gin, cara AmicaN, è estremamente inglese, mica americano. Vuoi un liquore americano? Bourbon o rye.
Comunque ha ragione FFDES nei commenti: l'America è tutte queste cose e qualcosa in più, ed è il prodotto di tute queste cose, né la loro giustapposizione né tantomeno la loro somma.
Prendi il genocidio dei nativi americani. Be', a parte che attrituirlo agli USA è quantomeno antistorico (you know: encomiendas, coperte infette distribuite dagli inglesi, inglesi, coloni e francesi che usavano le nazioni native come carne da cannone nelle loro guerre, scalpi messicani, bordelli amazzonici...), pure ha fornito una grande epopea (triste, tristerrima!) di resistenza.
Allora, potrei amare di meno l'America per il massacro del Sand Creek o di più per l'AIM? Malcolm X batte Kissinger? John Ford batte John Wayne? Sam Peckinpah è fascista o rivoluzionario? Oppure sono tutte facce non già di una medaglia ma di una stessa gemma?
7 Mar, 2006
Lost but not least
Comunque io di Lost ho già capito tutto. Il naufrago pelato è in realtà un Signore che ha costruito un universo tascabile di piccole dimensioni (qualche centinaio di chilometri di diametro, direi) in cui ha creato un simulacro del cielo stellato di Terra 1 (e incidentalmente di Terra 2 e, come ovvio, del suo universo di origine) e, su un'isola (che rappresenta la porzione emersa dell'universo) ha creato un ambiente semitropicale in cui ha inserito un certo numero di bestie feroci (orsi bianchi provenienti da Terra 2 ma anche qualche drago rubato a Drachelandia durante l'assenza di Jadawin-Wolff). Periodicamente, questo signore (che è stato sicuramente collega di Red Orc nella creazione delle due terre) si diletta a dirottare un aereo attivando una grande porta fluttuante nei cieli del Pacifico, facendolo precipitare sull'isola del suo universo, per assistere dall'interno alla morte dei naufraghi (tanto lui ha un micro lanciaraggi impiantato nel palmo della mano destra, come Vala).
Se volete posso anche continuare la mia storia, ma per farla breve tra un po' comparirà un tizio alto, abbronzato, con capelli ramati e occhi verde foglia che indossa solo un perizoma di antilope (al limite) ma porta una cintura in cui tiene infilato un coltello, un coltello da lancio e uno strumento musicale simile a un corno, con il quale aprirà una porta che conduce a Okeanos.
Già: a pensarci bene, potevano finire direttamente a Okeanos, a mangiare dalle cornucopie e a scopare come ricci con satiri e sirene.
6 Mar, 2006
Omini biotti #1
In risposta a quanto avvenuto riguardo alla medaglia olimpica, ho deciso di iniziare una serie di "omini biotti". Cominciamo da una coppia assai famosa.
4 Mar, 2006
Sincronicità
E mentre Bocelli gorgheggia con la Aguilera del fatto che "Somos novios, mantenemos un carino libertario" o qualcosa del genere, a me viene in mente che:
E tutti in prima linea, compreso il presidente / Merlino ci pensa e lo trova divertente / di armare la sua mano con un lucido fucile / ma l'altro suo pensioero, più sano fu quello di fuggire / non voglio più morire
E il male sale / tale e quale / a quello che hai tu
Il male, Ritmo Tribale
3 Mar, 2006
SPQA
Si traduce con "Sono pazzi questi americani". Presente la medaglia? Quella che ho vinto? Quella disegnata da Franklin che fa anche le magliette? Quella che non piace a Sacher?
Ecco, a Sacher non paice perché non gli piace come è resa graficamente, se non mi sbaglio. Ma alcune vincitrici hanno scritto all'autore perché la medaglia non gli piace in quanto porta l'immagine di un omino nudo e i loro bambini potrebbero vedere l'omino nudo sulla medaglia.
L'omino nudo in questione è il Discobolo di Mirone. Cioè, c'è gente che viene da tutto il mondo a Roma per visitare il Museo Nazionale Romano e vedere questa statua che rappresenta un atleta olimpico che lancia il disco esprimendo meravigliosamente il dinamismo del gesto atletico, ma per alcuni è solo un uomo oscenamente nudo.
Poveri noi.
28 Feb, 2006
Scandalosa Biagrà
Non so perché, ma vedere in lista un referren "pornografia Abbiategrasso" (e che io abbia da qualche parte citato la pornografia ci sta, ma che poi abbia citato Abbiategrasso non credo proprio) mi ha fatto venire in mente gli Afterhours; non so perché perché Manuel Agnelli al limite è di Corbetta city.
Ogni goccia di saliva che c'è in te / ho cercato di sentirla mia / la tua bocca cieca che mi aspetta / sento che ha ragionevolmente fretta
Questa estate che ci cola tra le gambe / dici che leccarla ti da un senso / sai è curioso perchè anch'io sento lo stesso / è perchè io e te non ci crediamo che è successo
Ho il tuo profumo di sudore su di me / ma ho ancora un senso per me stesso? / e succhiando il tuo respiro ti ho sentita sussultare / la realtà che rientra proprio adesso
27 Feb, 2006
Orgoglio e molto, molto pregiudizio
ho la sfiga suprema di avere una nonna che segue Orgoglio. non è una cosa bella, anche perché alla nonna piacciono Frank Capra e John Ford, che è tutto dire. Ma per quale motivo una persona che mi ha insegnato ad amare Accadde una notte e Un uomo tranquillo finisca per appassionarsi a Orgoglio.
Per sapere che cosa sia Orgoglio potete andarvi a recuperare le cose che scrissi in tempi non sospetti su Incantesimo (1, 2), non fosse altro che perché il soggetto è sempre di Maria Venturi. Solo che al posto di una clinica è la storia dei primi del XX secolo ad essere massacrata in questo caso.
21 Feb, 2006
Felicità è un pacchetto di libri sulla scrivania
Sono una bimba strana. Stamattina mi sono arrivati in ufficio The Naked Chef, Knitting Vintage Socks e un disco degli Audioslave. E questo ha reso la mia giornata più felice. Però che accozzaglia eterogenea!
14 Feb, 2006
Terzo, non sbagliare pronuncia
Gli italiani, si sa, hanno problemi con la pronuncia inglese. Ok, pure io non sono perfetta, ma almeno mi impegno: ieri sera ho scoperto, guardando un DVD (ovviamente in inglese!) che una parola che ho sempre pensato pronunciata in una certa maniera si pronuncia in maniera affatto diversa; ma si trattava di un quadri-fottuto-sillabo, mica di una particella. L'italiano medio, invece, pronuncia three come tree o come free, confonde ship con sheep (e questo è simpatico) e shit con sheet (e questo lo è meno).
Per, se sai che devi fare la telecronaca del curling, laddove uno dei giocatori è chiamato third, il telecronista dovrebbe almeno studiare chiaramente la pronuncia della parola per evitare di pronunciare turd!
9 Feb, 2006
Victoria/Victor
King Marchand: If you were a man, I’d knock your block off.
Victoria: And prove that you’re a man?
King Marchand: That’s a woman's argument.
Questa notte alle due e passa, se fossi insonne o possedessi un videoregistratore funzionante (sì, sono al quarto anno di VCR rotto e ancora non ho avuto l'ispirazione di farlo riparare!), potrei rivedere un bellissimo film di Blake Edwards: Victor/Victoria. Storia complicata, commedia degli equivoci a orologeria in cui una donna si finge uomo che si finge donna. Julie Andrews, bellissima e perfetta immagine androgina della modernità femminile, negli anni della depressione si trasforma in un enigmatico ermafrodito per inseguire il successo come cantante.
L'innamoramento di un gangster per Victor/Victoria diventa il nodo attorno a cui si intrica la vicenda. Perché King Marchand è un uomo in un mondo di uomini, è omofobo in un mondo omofobo, è sessista in un mondo sessista. Eppure si innamora dell'enima Victor/Victoria più ancora della persona che interpreta quell'enigma. Sesso, genere, ruolo sessuale, identità sessuale. Victor/Victoria, con i suoi esibiti alterità e ermafroditismo scombina tutti i giochi fatti e cristallizzati in un'epoca che precede di gran lunga la sua pur limitata liberazione segnata dal femminismo e dalla rivoluzione sessuale.
E non solo. Victor/Victoria potrà tornare ad essere solo Victoria solo quando avrà vissuto abbastanza come Victor, quando avrà sconvolto abbastanza il suo stesso ruolo sessuale e sociale per tornare ad essere donna. Forse più donna di prima proprio perché avrà sperimentato un ruolo privo delle limitazioni imposte al femminile senza avere in realtà mai voltato le spalle alla sua femminilità.
Victor/Victoria, Rete 4, 2;30 (flessibili)
6 Feb, 2006
Il Macca
Il Macca, con la solita canottiera e con la solita abbronzatura, sta spostando di malavoglia alcuni tavoli della Pro Loco: nessuno sa per quale scopo, probabilmene neanche lui. Una volta, costruiva archi in legno di nocciolo e sapeva a memoria la canzone Come è profondo il mare di Lucio Dalla; è sempre stato molto intonato, anche se non ha mai vouto suonare un qualche strumento. Comunque, già alle elementari era un forzuto, gli si vedevano i muscoli sodi; combinava un mare di guai in casa di sua nonna, la Eva, che per sgridarlo gli gridava «Bröett maccabeu». Era convinta che la parola "maccabeo" fosse un insulto tremendo. E, ancora oggi, se qualcuno arriva e chiede di un certo Adriano Giovio tutti gli interpellati fanno una faccia piatta; ma se uno domanda del Maccabeu, anche le lucertole sanno rispondere che è alla Cooperativa di Lenno, dove sta escogitando il modo di andare a casa il più tardi possibile.
Davide van de Sfroos, Il mio nome è Herbert Fanucci
23 Gen, 2006
Il mondo nuovo¹
Had I not cradled you in my arms,
oh beloved perfidious one,
you would have died.
Il capitano John Smith faceva parte dei fondatori della colonia di Jamestown , insediatasi per conto della Virginia sulla costa della Virginia Company, nel 1607. Venne invato dal capo della colonia in una mission esplorativa che doveva anche reperire cibo per i coloni affamati ma, durante l'esplorazione, fu catturato dai powhatan, una tribù algonchina. Qui fu salvato al momento dell'esecuzione dalla figlia del capo Powhatan, Pocahontas. Questo episodio, uno dei miti fondanti degli StatiUniti, è oggi in realtà interpretato come un rito di adozione nella tribù.
Ieri pomeriggio la sala era piena. La coppia seduta alla mia sinsitra è fuggita all'intervallo, bofonchiando qualcosa circa la carenza d'azione del film. Uno dei ragazzi seduti alla mia destra si è riavuto alla fine del film borbottando che era così bello che si era addormentato. A dire la verità, il film è un po' lentuccio, ma non più di altri film di Terrence Malick, ma non noioso, saturo come è di temi visivi, psicologici, storici, etnografici e politici. Certo, magari fa gioco avere una mente sveglia per coglierli.
¹ Il fatto che il titolo del post paia citare un bel film di Scola è del tutto casuale. O forse no.
(continua)13 Gen, 2006
Mestolo
Ladle – John Berger
Pewter pock-marked
Moon of the ladle
Rising above the mountain
Going down into the saucepan
Serving generations
Steaming
Dredging what has grown from seed
In the garden
Thickened with potato
Outliving us all
On the wooden sky
Of the kitchen wall
Serving mother
Of the steaming pewter breast
Veined by the salts
Fed to her children
Hungry as boars
With the evening earth
Engrained around their nails
And bread the brother
Serving mother
Ladle pour the sky steaming
With the carrot sun
The stars of the salt
And the grease of the pig earth
Pour the sky steaming
Ladle
Pour soup for our days
Pour sleep for our nights
Pour years for our children
9 Gen, 2006
Del cinema western
AmicaB dice che non le piace il cinema western. Or, il problema è che il cinema western non esiste, se non come ambientazione. Il western è un metagenere che si definisce per l'ambientazione e non per le caratteristiche narrative e che al suo interno comprende epiche d'avventura e d'azione così come mysteries così come film intensamente intimisti e riflessivi. Certo, poi a riflettere era magari un tizio con gli speroni e il cappellaccio, ma pur sempre riflessione era. Ho deciso, quindi, di mettere insieme una lista di film western pensata per AmicaB, vale a dire per chi dice "Non mi piace" pensando che si tratti di vacche e cow-boys impolverati e niente più. Che poi può senmpre tornare a dirmi "non mi piace", ma almeno saprà che non si tratta di vacche e polvere e basta.
(continua)4 Gen, 2006
Prepuzio
Sì. l'ho messa lì nel subject perché mi faccia imbizzarrire i contatori. Però in questo post si parlerà comunque di un prepuzio, quello di Cristo. Che "Prepuzio di Cristo" suona come una bestemmia, ma non lo è. E adesso che ho stimolato la vostra curiosità ci metto delle foto, come se fossero la pubblicità, e continuo dopo, cliccando sotto.
(continua)
















