27 Gen, 2010

Altri genocidi #1

Inviato da Typesetter 18:00 | Permalink Permalink | Comments commenti (0) | Trackback Trackbacks (0) | Libri e cultura

Parlare delle marce della morte, come nel preccedente messaggio con l’ampia citazione di Savina Rupel, mi fa venire in mente due simili episodi della storia dei nativi americani. In effetti, i nazisti non furono i primi a usare lo trumento delle marce forzate coe arma di sterminio, e nemmeno la morte per fame e freddo (probabilmente nemmeno gli americani furoni i primi, ovviamente).
Il primo episodio è quello che vide coinvolti i Cherokee, la Marcia delle Lacrime (Trail of Tears), il trasferimento forzato dell’intera nazione dai suoi territori tradizionali negli stati dell’est verso l’allora Territorio Indiano, che in futuro si sarebbe ridoto al semidesertico Oklahoma. La politica americana del periodo prevedeva, infatti, di creare un Ovest interamente bianco (a parte il “bestiame” nero addomesticato, ovviamente) e una frontiera con l’est indiano mediante trasferimenti volontari o forzati verso il Territorio Indiano.


I Cherokee facevano parte di una confederazione, comprendente anche Chocktaw, Creek e Chicasaw, che si definita “civilizzata”. I loro membri vestivano più o meno come i bianchi, vivevano di agricoltura in case di tronchi e mandavano i foglia scuola. Addirittura, avevano un loro alfabeto sillabico, inventato da Sequoyah sulla base dell’alfabeto latino, con cui venivano stampati libri e giornali. Nulla in realtà avrebbe impedito un’assimilazione nell’arco di 2-3 generazioni, tranne il razzismo e l’avidità.
Nella seconda metà degli anni Trenta del XIX secolo, nel’area occupata della parecchie migliaia di Cherokee vennero trovati poi giacimenti auriferi. In tutta fretta i Seminole vennero presi prigionieri, costretti ad abbandonare le case e i raccolti, trasferiti in forti improvvisati e privi di ogni servizio e con rifornimenti insufficienti: insomma veri e propri campi di concentramento. Da lì, nel gelido inverno del 1838 (il più freddo da molti anni), i Cherokee vennero per metà convinti e per metà costretti a partire, già indeboliti dalla fame e dal freddo, verso il Territorio Indiano.
La marcia era di parecchie migliaia di chilometri e coinvolgeva una popolazione di decine di migliaia di persone scortate da migliaia di soldati. Le scorte per il viaggio erano gravemente insufficienti e ben presto i più deboli iniziarono a morire di fame, di malattia e di freddo. Per tutta la prima parte del viaggio il convoglio fu tenuto assieme, sicché non fu nemmeno possibile raccogliere scorte lungo il cammino. Solo oltre la metà del viaggio gli ufficiali incarcati della colonna si fecero convincere a suddividerla in colonne più piccole che potessero sparpagliarsi a ventalgio sul territoio nella peranza di trovare qualcosa da mangiare; speranza per lo più vana dato il gelo invernale.
Alla fine della marcia, oltre un quarto dei Cherokee era morta di fame, di freddo di malattia e di fatica durante la Marcia della Lacrime; altri sarebbero ancora morti nel tentativo di adattarsi al nuovo ambiente avendo inoltre perso tutti gli attrezzi agricoli, gli animali e le sementi.

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