25 Giu, 2009

Lettera aperta all'ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati

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Gentile signor Filippo Penati,
il 23 giugno 2009 (e quindi dopo la fine delle elezioni amministrative comunque) abbiamo ricevuto la Sua lettera indirizzata a Giovanni Morselli, nostro padre e nonno, deceduto il 19 agosto 2005 e La ringraziamo per aver pensato, in un momento per Lei così delicato, al nostro Giovanni, anche se purtroppo in leggero ritardo.
Vede signor Penati, anche Giovanni ha fatto fino in fondo la sua parte.
Giovanni è nato e cresciuto in una famiglia comunista della campagna mantovana ed ha combattuto come partigiano delle Brigate Garibaldi sulle montagne liguri; nel 1950 ha dovuto, come tanti altri, trasferirsi a Milano per cercare lavoro e, forse, anche Lei saprà come in quegli anni non fosse facile trovare lavoro per un operaio comunista convinto che portava sempre con sé nella tasca dei pantaloni la copia quotidiana de l'Unità (ovviamente, piegata in modo tale che la testata fosse ben visibile).

Giovanni non è mai sceso a compromessi. Ha sempre lottato per le sue idee, lo ha fatto con coerenza e senza pensare mai al suo personale tornaconto, anzi aiutando, a volte anche oltre le sue possibilità, chi era in difficoltà; lo ha fatto ogni giorno della sua vita, come padre, come marito, come lavoratore, come comunista, nel profondo rispetto delle sue idee e nonostante le cocenti delusioni politiche degli anni passati che, credo, anche Lei rammenti.
E così ci ha cresciute entrambe, i suoi insegnamenti sono stati onestà, coerenza, coraggio delle proprie idee nel rispetto delle altrui, disponibilità nei confronti di chi ha bisogno e di chi viene da lontano a cercare una vita più vivibile, così come lui fu costretto a fare molti anni fa.
Gentile signor Penati, Giovanni non avrebbe avuto bisogno della Sua cortese lettera, non avrebbe avuto bisogno di nessuna promessa elettorale, a lui interessavano i fatti; non avrebbe avuto bisogno di fittizie alleanze strette all'ultimo momento con chiunque e sulla base di inesistenti progetti; avrebbe sorriso ma non avrebbe trovato nessun interesse politico nei pettegolezzi pruriginosi riferiti ad un premier; avrebbe sicuramente preferito confrontarsi con un reale progetto politico di sinistra, una vera sinistra, magari unita.
Il 22 giugno non si è perso il governo di qualche provincia, o qualche comune, nè la possibilità di esprimere un parere referendario – sebbene Lei il giorno seguente, quello in cui a noi è giunta la Sua lettera, abbia dichiarato essere la Sua cocente (così almeno riteniamo dovrebbe considerarla) sconfitta una promettente vittoria – si è perso molto di più: credibilità.
Per quanto ci riguarda continueremo, nel rispetto di Giovanni e di noi stesse, ad esprimere e a difendere le nostre idee con le forze ed i mezzi a nostra disposizione speranzose che in futuro si possa rivedere una sinistra credibile (una cosa da cui Lei chiaramente nelle Sue dichiarazioni si tira fuori, anzi afferma che «mai più con la sinistra»); ma nel frattempo invitiamo il suo staff a provvedere all'aggiornamento degli elenchi anagrafici.
Il compagno Giovanni Morselli ha già dato.
Grazie.
Rosanna Morselli e Silvia Costa
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