4 Set, 2008
Della vita, della morte
La scienza continua a spostare i limiti della morte, ma al di là di
questi confini non c'è la nostra esistenza naturale, in cui noi amiamo,
ci emozioniamo, pensiamo, soffriamo; quella che noi medici difendiamo
con tutte le nostre energie, la nostra intelligenza e il nostro amore. C'è un limbo opaco e inquietante a metà fra la non-morte e la non-vita.
[...]
Ha ragione l'Osservatore Romano: i principi del rapporto di Harvard che
ha introdotto i criteri neurologici nella definizione di morte (da
allora basata non solo sull'arresto cardiocircolatorio, ma anche
sull'encefalogramma piatto), se non superati, sono in evoluzione.
Troveremo altri criteri più sofisticati forse, e tecnologie ancora più
potenti, ma dovremo allora rinunciare alla morte? È una prospettiva
agghiacciante, che si associa all'immagine di un esercito crescente di
corpi vegetanti chiusi nelle loro prigioni.
Umberto Veronesi su Repubblica
Via Gilthas


