Grillo: il mio (primo) "no"
Potrei tacere e forse sarebbe meglio.
Potrei anche tentare un discorso serio (e forse sarebbe peggio che tacere).
Il fatto è che ho l'impressione che di questa febbre grillesca in pochi abbiano capito il senso e le prospettive di periodo medio-lungo. Capito veramente, intendo.
L'analisi è quasi sempre emozionale o interessata. Quelli che con Grillo hanno urlato il loro Vaffanculo, l'hanno fatto su basi ampiamente emozionali, senza un reale progetto, una prospettiva (almeno due dei tre punti grilliani sono delle emerite sciocchezze), sulla base di un'analisi che può essere agevolmente ascoltata in un qualsiasi bar della penisola (gli inglesi concentrano tutto in Hide Park). Quelli che, dai giornali, dai porta-a-porta e da qualsiasi altro balcone, gridano al qualunquismo e ai pericoli di una deriva gianniniana in parte non hanno ancora capito cosa è successo (cosa sta succedendo) e in parte, se l'hanno capito, temono per il proprio accessoriato deretano.
Io posso semplicemente, per quel che vale, esprimere i miei "no" e i miei "sì", emozionali e scarsamente meditati come quelli di tutti.
(continua)
