Attribuzioni
Sul Venerdì di Repubblica del 6 giugno Irene Bignardi commette un errore che ormai pare consolidato: attribuisce a Bertold Brecht una "poesia" che invece ha tutt'altro autore e storia.
Sul blog di Simone Casadei, Laura precisa il tutto con dovizia di particolari (e credo che nessuno se la prenderà per questo copia&incolla):
In questo cupo periodo d’isterismi mediatico-xenofobi, sta facendo il
giro del web una poesia attribuita al poeta e drammaturgo tedesco
Bertolt Brecht che così recita:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.
(Bertolt Brecht)
Il testo, riferito in origine allo scivolamento della società tedesca
nel nazismo, rappresenta un efficace invito a, come dire, drizzare le
orecchie e a ricordarsi di quanto possa essere banale e impercettibile
l’instaurarsi del Male.
Testo efficace: ma letterariamente falso.
Infatti quel testo:
1) non è una poesia
2) non è di Bertolt Brecht
3) è una parafrasi, un rimaneggiamento (l’ultimo di una lunga serie).
La paternità del testo va certamente attribuita al pastore luterano e
teologo tedesco Martin Niemöller (1892-1984; vedi anche qui), prima
sostenitore poi oppositore del nazismo, spedito su ordine di Hitler in
persona in campo di concentramento in seguito ad un sermone antinazista.
Sopravvissuto a nove anni di internamento e a Dachau, Niemöller negli
anni ‘40 e ‘50 svolse un’intensa opera di predicazione a favore del
pacifismo e della riconciliazione. E fu proprio durante i suoi discorsi
e sermoni che enunciava il testo in questione, egli stesso variandolo
alla bisogna. Testo la cui forma originale, non essendo esso mai stato
fissato su stampa ma solo declamato, è tutt’ora oggetto di discussione
fra gli studiosi.
Questa incertezza sulla forma iniziale, unitamente alla struttura
sintetica e flessibile degli enunciati che permette di variare
facilmente i soggetti (di volta in volta ebrei, comunisti, cattolici,
zingari, omosessuali, sindacalisti, disabili etc etc), spiega la
peculiare natura proteiforme e perennemente in fieri che ha assunto nei
decenni la citazione: la quale, dagli anni ‘50 ad oggi, è rimersa un
numero imprecisato di volte, e ogni volta variata e adattata
all’occasione.
L’attribuzione a Brecht, invece, è probabile farina del web (pare sia
cominciata in area webispanica). Viralità e non controllo delle fonti
hanno fatto il resto.
Questione di lana caprina? Forse. Certo, è ancora vivo nella memoria il
perculamento blogosferico massiccio cui venne sottoposto Mastella per
la sua toccante interpretazione di una poesia di Neruda che non era di
Neruda. E allora, forse, val la pena fare un po’ i precisini e
distinguersi.
Fatto ciò, caro lettore, mi auguro che se mai verranno a prendere te o
me, ci sia rimasto qualcuno a protestare. Nel primo caso cercherò di
esserci, nel secondo ovviamente no.
Errata corrige: Laura ha già copiaeincollato da Webnews.
