Due sciocchezzuole

21 Set, 2007

Vedi Napoli

Cose mie — Inviato da xarface @ 01:26

Tralasciamo le considerazioni abituali sulla munnezza (no, tralasciamo un cazzo: lungo la tangenziale di Napoli, fra i guardrail spartitraffico e anche quelli laterali, ci sono bottiglie di plastica, carta oleata, lattine accartocciate: vuoi dire che la gente bloccata nel traffico mangia in macchina e butta i resti dal finestrino? E allora perché non ci sono anche bucce d'anguria, torsoli di mela, fette di mortadella irrancidita? Sono i cani randagi a fare parziale pulizia?).


Dicevo: tralasciamo la munnezza; del resto non sono entrato in città, dalla Salerno-Reggio sono andato direttamente a Capodichino.

Devo restituire la macchina a Europcar.

Il parcheggio si trova in una strada laterale del viale che arriva all'ingresso dell'aeroporto. La suddetta strada è a senso unico, salvo che per i mezzi pubblici, i taxi e i soliti altri.

Diligentemente, faccio il giro dell'isolato (rischiando di centrare un autobus di linea che si è avventurato all'incrocio nonostante avesse il semaforo rosso) per scoprire che sono l'unico fesso che rispetti il divieto di accesso posto dall'altro lato.

Lasciata la Punto blu, si va a piedi all'aeroporto.

L'anno scorso, lungo la recinzione dell'edificio davanti all'ingresso, i cartelli che avvisavano della possibile presenza di amianto erano dei semplici fogli di carta insaccati in delle buste di plastica. Adesso si sono fatti notevoli progressi: abbiamo dei cartelli di latta (arrugginiti) che avvisano, senza più alcuna formula dubitativa, che l'area contiene amianto in quantità superiore ai limiti consentiti (seguirà foto di un cartello, appena riesco a recuperarlo di cellulare).

Si entra in aeroporto dall'uscita (come in metropolitana, cedendo il passo a chi esce) ma si esce anche dall'entrata (cedendo il passo a chi entra se ha una faccia poco raccomandabile).

Al checkin dell'Alitalia c'è un solo banco aperto, con una piccola coda (probabilmente creata da due tizi che pretendono di portarsi dietro una valigia sufficientemente grossa da contenere un lottatore di sumo). Tre signore bionde "pittate", con accento romano, scavalcano la fila facendo finta che non esista, un signore col computer a tracolla salta la fila perché lui "c'ha la bisiniss class", un altro rinuncia ("torno dopo, che è meglio"). Una ragazza chiede "Se fa' acca' u bigliett?".

Mangiamo una pizza nell'attesa dell'imbarco (cazzo, siamo a Napoli, alla fin fine) che una peggiore l'ho mangiato solo a Venezia 20 anni fa e ancora me la ricordo.

Accendo il mac: ci sarà una rete wireless, forse. La rete c'è, ma non funziona (vedo dopo un cartello scritto a pennarello attaccato a un vetro con qualcosa come "ci scusiamo per il disagio eccetera"); mi collego coi miei mezzi, per controllare la posta; un ragazzo viene a chiedermi come ho fatto: tengo una dotta spiegazione sul GPRS e l'UMTS.

Si torna, nella notte.


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